Messaggio del 12 marzo

Carissimi,
è impressionante accorgersi di come i testi della Liturgia quaresimale sembrano scritti ieri, tanto sono “adatti” a quanto stiamo vivendo.

Ad es. uno dei tanti: “In piena vita, ci è sopra la morte. Dov’è il nostro aiuto, se non in te, Signore? Santo Dio, Santo forte, Santo pietoso, salvatore Gesù, non abbandonarci alla morte eterna!”

In un momento così difficile, come quello che stiamo vivendo, emerge sì la nostra fragilità che la scienza non potrà mai eludere, ma anche la grandezza della nostra intelligenza e della nostra volontà che non si piegano alla potenza della malattia, ma la combattono con determinazione in un impegno solidale. 

Siamo piccoli e deboli sì, ma preziosi agli occhi del Creatore, coscienti che nulla va perduto e che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio. 

Quale il bene possibile adesso? Un senso di benevolenza reciproca e di solidarietà, la coscienza di un comune destino di fronte a una prova tanto grande da ridicolizzare i nostri falsi problemi, le nostre ansie esagerate, le nostre piccole antipatie e le nostre speranze mal riposte. Il desiderio non solo di quella salute che, comunque, tutti siamo destinati a perdere, ma anche e soprattutto, di quella salute che tutti siamo destinati a godere in eterno. 

È bello, in questi giorni, sentire quanti, privati di un’Eucarestia spesso scontata ne hanno adesso una fame autentica e vera che esprime tutto il nostro bisogno del Dio che salva.

Un’altra cosa ancora ci chiede la nostra intelligenza: Colui che è il Signore del cosmo e della storia, Colui senza del quale nulla è, che cosa ci vuol dire attraverso questa pandemia?

Penso voglia ricordarci quello che troppi hanno dimenticato: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca…. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.” (Gv 15, 5-7).

Penso che questa pandemia sia come la carestia del figliol prodigo che lo costringe “a rientrare in se stesso”, a riscoprire il suo essere figlio bisognoso della casa del Padre. (Lc 15, 11 ss)

Senza “piegare le ginocchia” questa malattia non passerà senza aver fatto danni.

Dio, come il Padre della parabola, non ci rinfaccerà le nostre lontananze, ci aspetta a braccia aperte!

Privati, per motivi ultra prudenziali, dell’Eucarestia, vi invito a passare in chiesa per una preghiera. Oppure, fate qualche voto, qualche novena tutti insieme in famiglia, e questa prova passerà lasciandoci tutti migliori. Propongo come gesto minimo, comune a tutta la comunità di Mombello, il rosario in contemporanea, venerdì ore 20,45.

Dio ci benedica tutti

Don Gvanni

 Preghiere utilizzate da secoli in situazioni di bisogno: le suggerisco  per ogni giorno:

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o vergine gloriosa e benedetta.

Signore Gesù Cristo Figlio del Padre, manda ora il tuo Spirito sulla Terra.   Fa’ abitare lo Spirito Santo nei cuori di tutti i popoli, affinché siano preservati dalla corruzione, dalle calamità e dalla guerra. Che la Signora di tutti i popoli,  la Beata Vergine Maria,  corredentrice e mediatrice, sia la nostra avvocata. Amen